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mercoledì 28 gennaio 2015

UNA MUCCA SI FA COCCOLARE

Ciao

io davvero non ho parole per descrivere questo video a dir poco dolcissimo!!!

Guardate e sentite questa mucca come le piace essere accarezzata, si comporta come un grosso (molto grosso) cagnolone….

Eppure la gente se ne frega e quando le mangia non ci pensa ovviamente (altrimenti penso non riuscirebbe mangiarle) che pure loro hanno bisogno di affetto e coccole, esattamente come i nostri cani e gatti di casa……….

Gli animali che esseri stupendi!!!!!!!!!!

Cosa ne pensate, dite pure la vostra qui sotto……..

lunedì 26 gennaio 2015

IL MIO SOGNO la non fattoria

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Si lo ammetto è anche il mio grande sogno!

 

Nella 'non fattoria' si alleva ma non si macella

A Voltaggio, piccolo comune dell'Appennino Ligure in provincia di Alessandria, una coppia di genovesi, Mario Lunghi e Masha Napoli, insieme ad altri 4 concittadini hanno fondato quella che definiscono una 'Non Fattoria', 'La Belle Verte Onlus', oasi di 2,5 ettari dove una quarantina di animali da fattoria, tutti provenienti da allevamenti intensivi per la produzione di carne e latte  -  galli, galline, conigli, maiali, due giovani tori, capre, pecore, oltre a una coppia di asini  - , vivono felici e moriranno di vecchiaia, sicuri di non finire nei mattatoi.

Per il loro mantenimento, senza contare cure veterinarie e sterilizzazioni, il gruppo di genovesi, tutti vegani, spende circa 6 mila euro all'anno.

Un paio di mesi fa si è ufficialmente costituita la 'Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia', di cui anche 'La Belle Vertè (inaugurata lo scorso agosto) fa parte e che riunisce diverse strutture - finora una decina  -  sparse sull'intero territorio nazionale: la loro finalità è sensibilizzare i consumatori nei confronti degli animali da carne, creature affettuose e intelligenti.  "Noi siamo per l'antispecismo  -  spiega Mario Lunghi  -  ovvero per l'eliminazione della discriminazione tra le specie.

Il concetto degli animali al servizio dell'uomo è primitivo e va superato" (testo e video di Alessandra Carbonini)

clicca-----> QUI IL VIDEO

martedì 6 gennaio 2015

Con le mucche in quota sognando un caseificio

 

Tratto da TRENTINO

Gabriele Pallaoro ha una grandissima passione per gli animali «L’allevamento a 1.100 metri è duro ma non cambierei mai la mia vita» di Carlo Bridi

SANT’ORSOLA. La neve copre la splendida Valle dei Mocheni dove c’è chi sta scommettendo sull’agricoltura.

A 1100 metri c’è Gabriele Pallaoro la cui passione per l’allevamento lo aveva portato da ragazzo a comperare le due prime mucche, della razza Grigio Alpina.

Ma com’è nata la passione per le mucche? Per due stagioni Gabriele ha fatto il malgaro, e lì è nata la sua passione per gli animali, poi ha lavorato presso un distributore di carburanti e negli ultimi anni come muratore.

Dall’autunno 2013 la scelta di licenziarsi dal posto di lavoro e di frequentare il corso biennale per giovani imprenditori agricoli della Fondazione Mach, corso che finirà fra un paio di mesi.

A quel punto farà anche la pratica per il passaggio come titolare dell’azienda familiare, mentre è in attesa dell’uscita del bando per la presentazione della domanda per l’ottenimento del premio d’insediamento sul nuovo Psr che dovrebbe essere più consistente che per il passato prevedendo oltre ad un contributo a fondo perduto anche un mutuo agevolato.

L’azienda fino a poco tempo fa secondo la tradizione della valle era ovi-caprina, ma tre anni fa sono state abbandonate le pecore per concentrarsi esclusivamente sulle mucche.

«In un primo momento - afferma Gabriele - abbiamo trasformato il latte nel piccolo caseificio di famiglia, ma poi abbiamo scelto di portarlo alla Latte Trento».

Ma in prospettiva è intenzione del giovane riaprire il proprio caseificio per trasformarsi il latte e vendere il formaggio ed il burro per recuperare una quota di valore aggiunto.

Pallaoro, sottolinea anche l’amore per la sua valle che unita alla passione per l’allevamento e al dispiacere di veder chiudere l’azienda di papà che ha ormai 73 anni l’hanno portato a questa scelta coraggiosa.

«Certo, sono necessari investimenti cominciando dalla roto-pressa e la fasciatrice per i “balloni” di fieno strumenti indispensabili con queste estati nelle quali è impossibile essiccare il fieno, ma ho bisogno anche di ammodernare la stalla, dotandola di nastro trasportatore per il letame e di una cella frigo come dotazione del caseificio».

Visti anche questi investimenti che deve fare è pentito della scelta?

«Assolutamente no - è la risposta - è stata una scelta molto ponderata, sono cosciente che è difficile fare bilancio con una piccola stalla a questa quota, per questo punto a trasformare il latte in proprio.

Dobbiamo però essere coscienti del ruolo che aziende come la mia giocano per la conservazione dell’ambiente e del territorio, per questo meritano l’aiuto dell’ente pubblico, anche perché dobbiamo aver presente che puntare sull’alta qualità dei prodotti è molto più costoso mentre il prezzo del latte anziché aumentare, cala.

Inoltre in annate come questa nella quale la qualità del fieno è stata scadente per il poco sole e la tanta acqua, durante l’estate, dobbiamo integrare l’alimentazione con un buon mangime, ma anche questo aumenta i costi di produzione e riduce i margini.

È necessario anche aumentare la produzione, ma con la Grigia non si hanno grandi risultati, come con la Pezzata nera o Rossa, la media aziendale è sui 42-43 quintali a lattazione».

Un sogno nel cassetto? «Farmi una stalla nuova con una quarantina di capi con annesso un agriturismo nel quale poter valorizzare al meglio i prodotti della mia azienda.

Il posto dove abito è molto bello, e sarebbe una gioia poterlo ammirare anche per i turisti».

domenica 4 gennaio 2015

“Adottando una mucca salverete le terre alte”

Curiosa iniziativa di un’azienda agricola di Crampiolo, in valle Antigorio

Tratto da LA STAMPA

Adottare una mucca e assaggiare i prodotti ricavati dal suo latte è l’originale iniziativa, anche in tema natalizio, pensata dai gestori dell’agriturismo «Alpe Crampiolo» di Devero.  

In un momento in cui va di moda il concetto del «chilometro zero» e la qualità è sempre più ricercata, i due imprenditori agricoli Luca e Fausto Olzeri, rispettivamente di 31 e 27 anni, si sono inventati la proposta «Adotta una mucca». Questo sistema permetterà di ricevere la carta d’identità del vitello, del manzetto o della mucca da latte prescelti e seguirli, per un anno, nei loro spostamenti dal paese all’alpe, fino agli alpeggi più alti, dove si nutrono di quell’erba incontaminata d’alta quota che caratterizza il sapore del noto formaggio Bettelmatt.  

Come funziona

Per adottare una mucca basta accedere al sito dell’agriturismo con azienda agricola «La Torre» ed entrare nella pagina dedicata (oppure passare attraverso la pagina Facebook «Adotta una mucca Crampiolo») per poi cliccare sulla foto dell’animale preferito, stampare la carta d’identità e scegliere tra i due pacchetti disponibili.  

Due i «pacchetti»

Il primo, del costo di 75 euro, include un quarto di forma di Bettelmatt o di formaggio Crampiolo, una bottiglia di vino «Ca d’matè» delle Cantine Garrone domesi, mezzo chilo di miele del Devero e una scatola di tisane del consorzio antigoriano Erba bona. Spendendo invece 110 euro ci sono in aggiunta due pranzi (o due cene) all’agriturismo del Parco naturale del Devero. In entrambi i casi sarà possibile poi ricevere informazioni sulla mucca presa in adozione e raggiungerla all’alpe in estate, partecipando anche allo scarghè autunnale.  

«L’idea è nata osservando altre realtà agricole che propongono di adottare ad esempio un tralcio di vite, oppure una pecora - spiega Luca Olzeri, che con il fratello Fausto porta avanti la storica azienda di famiglia, fondata a Crampiolo dal padre Adolfo quasi quarant’anni fa -. Lo scopo consiste nell’avvicinare chi vive in città alla montagna. L’adozione è annuale e rinnovabile e permette di salutare la propria mucca in estate». 

Sessanta i capi disponibili

Le mucche sono una sessantina e ora che è inverno si trovano a Baceno. L’8 dicembre l’azienda ha partecipato con gli altri sette componenti dell’Associazione produttori Bettelmatt alla marchiatura a fuoco delle forme di formaggio a Milano. «La scelta di portare avanti l’attività di famiglia non è stata obbligata, ma maturata nel tempo - conclude Olzeri - . Vivere a contatto con la natura è stupendo e grazie a Internet non si è mai isolati».