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martedì 6 gennaio 2015

Con le mucche in quota sognando un caseificio

 

Tratto da TRENTINO

Gabriele Pallaoro ha una grandissima passione per gli animali «L’allevamento a 1.100 metri è duro ma non cambierei mai la mia vita» di Carlo Bridi

SANT’ORSOLA. La neve copre la splendida Valle dei Mocheni dove c’è chi sta scommettendo sull’agricoltura.

A 1100 metri c’è Gabriele Pallaoro la cui passione per l’allevamento lo aveva portato da ragazzo a comperare le due prime mucche, della razza Grigio Alpina.

Ma com’è nata la passione per le mucche? Per due stagioni Gabriele ha fatto il malgaro, e lì è nata la sua passione per gli animali, poi ha lavorato presso un distributore di carburanti e negli ultimi anni come muratore.

Dall’autunno 2013 la scelta di licenziarsi dal posto di lavoro e di frequentare il corso biennale per giovani imprenditori agricoli della Fondazione Mach, corso che finirà fra un paio di mesi.

A quel punto farà anche la pratica per il passaggio come titolare dell’azienda familiare, mentre è in attesa dell’uscita del bando per la presentazione della domanda per l’ottenimento del premio d’insediamento sul nuovo Psr che dovrebbe essere più consistente che per il passato prevedendo oltre ad un contributo a fondo perduto anche un mutuo agevolato.

L’azienda fino a poco tempo fa secondo la tradizione della valle era ovi-caprina, ma tre anni fa sono state abbandonate le pecore per concentrarsi esclusivamente sulle mucche.

«In un primo momento - afferma Gabriele - abbiamo trasformato il latte nel piccolo caseificio di famiglia, ma poi abbiamo scelto di portarlo alla Latte Trento».

Ma in prospettiva è intenzione del giovane riaprire il proprio caseificio per trasformarsi il latte e vendere il formaggio ed il burro per recuperare una quota di valore aggiunto.

Pallaoro, sottolinea anche l’amore per la sua valle che unita alla passione per l’allevamento e al dispiacere di veder chiudere l’azienda di papà che ha ormai 73 anni l’hanno portato a questa scelta coraggiosa.

«Certo, sono necessari investimenti cominciando dalla roto-pressa e la fasciatrice per i “balloni” di fieno strumenti indispensabili con queste estati nelle quali è impossibile essiccare il fieno, ma ho bisogno anche di ammodernare la stalla, dotandola di nastro trasportatore per il letame e di una cella frigo come dotazione del caseificio».

Visti anche questi investimenti che deve fare è pentito della scelta?

«Assolutamente no - è la risposta - è stata una scelta molto ponderata, sono cosciente che è difficile fare bilancio con una piccola stalla a questa quota, per questo punto a trasformare il latte in proprio.

Dobbiamo però essere coscienti del ruolo che aziende come la mia giocano per la conservazione dell’ambiente e del territorio, per questo meritano l’aiuto dell’ente pubblico, anche perché dobbiamo aver presente che puntare sull’alta qualità dei prodotti è molto più costoso mentre il prezzo del latte anziché aumentare, cala.

Inoltre in annate come questa nella quale la qualità del fieno è stata scadente per il poco sole e la tanta acqua, durante l’estate, dobbiamo integrare l’alimentazione con un buon mangime, ma anche questo aumenta i costi di produzione e riduce i margini.

È necessario anche aumentare la produzione, ma con la Grigia non si hanno grandi risultati, come con la Pezzata nera o Rossa, la media aziendale è sui 42-43 quintali a lattazione».

Un sogno nel cassetto? «Farmi una stalla nuova con una quarantina di capi con annesso un agriturismo nel quale poter valorizzare al meglio i prodotti della mia azienda.

Il posto dove abito è molto bello, e sarebbe una gioia poterlo ammirare anche per i turisti».

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